Sono passati 25 anni da una delle giornate più drammatiche della storia contemporanea. Alle 8:46 del mattino, il primo aereo colpì la Torre Nord del World Trade Center. Pochi minuti dopo, il mondo intero avrebbe assistito a immagini destinate a rimanere impresse per sempre nella memoria collettiva. Gli attentati dell’11 settembre causarono la morte di 2.977 persone, oltre ai 19 terroristi, tra New York, il Pentagono e il volo United 93 precipitato in Pennsylvania. Migliaia di altre persone hanno continuato negli anni a convivere con le conseguenze fisiche e psicologiche di quella giornata. A un quarto di secolo di distanza, restano le immagini del crollo, dei soccorritori e delle fotografie di chi quella mattina uscì di casa senza fare ritorno. Tra loro c’erano anche storie uscite dai nostri comuni.
Le vittime campane e la storia di Joseph Lostrangio
Secondo le stime del Ministero della Difesa, oltre 400 tra le vittime dell’attacco al World Trade Center avevano origini italiane. Scorrendo i registri del National September 11 Memorial & Museum, emergono legami diretti con la Campania. Tra questi c’è Joseph Lostrangio, 48 anni, rimasto ucciso il 11 settembre 2001 al 104° piano della Torre Nord, dove lavorava per la Cantor Fitzgerald. La sua famiglia era emigrata a New York da Sant’Arpino, in provincia di Caserta: a lui il comune casertano ha intitolato una piazza nel centro cittadino.
Accanto ai nomi rimasti sotto le macerie a Manhattan, il bilancio dell’11 settembre ha continuato ad allungarsi nei due decenni successivi. Secondo i dati aggiornati del World Trade Center Health Program, sono oltre 4.000 le persone decedute negli anni a causa dei tumori e delle patologie respiratorie legate alle polveri tossiche inalate a Ground Zero.
I soccorritori con il sangue partenopeo nel cuore
C’è poi una storia nella storia che lega a doppio filo il territorio campano ai soccorsi di quella drammatica mattina: la presenza di tantissimi italo-americani tra i vigili del fuoco del FDNY e gli agenti del NYPD. Gli uomini e le donne che non esitarono a salire le rampe di scale invase dal fumo – mentre la folla cercava scampo verso l’esterno – condividevano spesso origini campane. Tra le 343 divise dei vigili del fuoco cadute nell’adempimento del dovere, moltissimi erano figli e nipoti di emigrati campani che avevano ereditato l’abnegazione e il senso del dovere della propria terra d’origine. Un sacrificio altruista che ancora oggi viene ricordato nelle caserme e nelle associazioni di italo-americani legate alla Campania.
Un ponte di memoria che unisce le due sponde dell’Atlantico
A un quarto di secolo di distanza, l’11 settembre resta una ferita profonda e aperta nella memoria del mondo. Per la Campania non si tratta soltanto di celebrare una ricorrenza internazionale, ma di rinnovare il ricordo di un legame di sangue, solidarietà e sofferenza con la comunità di oltreoceano. Le commemorazioni che ogni anno uniscono gli Stati Uniti e la nostra regione testimoniano che il tempo non cancella il ricordo di chi non è mai tornato a casa e che la forza della memoria continua a tenere unite le comunità divise dall’oceano.
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