Il caso della morte di Luca Esposito, il giornalista sportivo di 53 anni ritrovato carbonizzato in un terreno agricolo di contrada Cioffi, a Eboli, si infittisce ogni giorno di più. Alle domande sulla dinamica dell’omicidio, emerse dai primi risultati dell’autopsia, si affiancano ora interrogativi altrettanto fitti sulla vita privata della vittima, a partire da una presunta moglie che nessuno, tra amici e conoscenti, avrebbe mai realmente conosciuto.
Come è morto Luca Esposito: il giallo dell’asfissia
Secondo i primi riscontri dell’esame autoptico, il giornalista sarebbe deceduto a causa di una “asfissia meccanica violenta”. Sul corpo non sono stati riscontrati segni di strangolamento, un dettaglio che porta gli inquirenti a ipotizzare che il killer abbia impedito alla vittima di respirare ostruendone naso e bocca, forse con un pezzo di stoffa. Resta ancora da chiarire se il corpo sia stato dato alle fiamme quando Esposito era ancora in vita, oppure subito dopo la morte.
Sul fronte del movente e dell’identità dell’aggressore, le indagini si concentrano soprattutto sul cellulare della vittima, che al momento risulta ancora disperso e che potrebbe custodire elementi decisivi per ricostruire gli ultimi contatti e i movimenti del giornalista.
A complicare il quadro anche alcune incongruenze professionali: Arpac, Regione Campania e Ordine dei Biologi hanno smentito qualsiasi rapporto lavorativo con Esposito, che in vita avrebbe invece raccontato il contrario ad amici e conoscenti.
La fede al dito e la moglie che nessuno ha mai visto
Accanto al mistero investigativo, cresce quello legato alla sfera sentimentale del giornalista. Esposito raccontava da tempo di essere sposato da circa cinque anni con una farmacista di Caserta, di nome Simona, di cui però non parlava mai nei dettagli. Nessuna delle persone che lo frequentavano avrebbe mai incontrato la donna né visto una sua fotografia.
L’unico elemento a rendere concreto quel racconto era una fede nuziale, che il giornalista indossava in occasioni pubbliche e cerimonie ufficiali. Un gesto che, agli occhi di chi lo conosceva, confermava quanto sostenuto sulla propria vita privata, nonostante il totale riserbo che la circondava.
“Luca chiedeva sempre della vita degli amici, ma quando qualcuno provava a fare domande sulla sua rispondeva con discrezione, facendo capire che preferiva non parlarne”, racconta un amico rimasto anonimo, intervistato da Il Corriere.
Oggi, dopo il ritrovamento del corpo, quel dettaglio assume un significato del tutto nuovo: la fede nuziale, unico simbolo visibile di un matrimonio mai verificato da nessuno, è diventata uno degli elementi al centro delle indagini sulla vita privata del giornalista, e potrebbe contribuire a ricostruire il contesto in cui è maturata la vicenda. Le indagini proseguono per fare piena luce sull’omicidio.
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