La cronaca veneziana segna la fine di una figura tristemente nota alle forze dell’ordine: Sorin Marian Postolache, 47enne di origini romene meglio conosciuto con lo pseudonimo di “Mika”. L’uomo, considerato un vero e proprio “storico” del borseggio in laguna, è deceduto mercoledì intorno a mezzogiorno a causa di un infarto fulminante mentre si trovava in fondamenta delle Zattere. La sua morte, tuttavia, non è passata inosservata, scatenando un’accesa discussione pubblica a causa della tempistica sospetta legata a un ultimo reato commesso poco prima del decesso.
L’ultimo colpo e il tentativo di fuga
Circa un’ora prima di accasciarsi al suolo, “Mika” sarebbe stato protagonista di un odioso furto in zona Frari. Le vittime, una coppia di turisti anziani, sono state private non solo dei loro averi, ma anche di fondamentali farmaci salva-vita. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe tentato di far perdere le proprie tracce mettendo in atto un rapido cambio d’abiti: visto fuggire inizialmente in camicia, è stato poi ritrovato alle Zattere in canottiera, probabilmente nel tentativo di confondere il proprio identikit. Resta ancora da chiarire se il malore sia stato causato dallo sforzo della fuga o se si sia trattato di una tragica coincidenza temporale.
La reazione del web: il “tribunale” dei social
Non appena la notizia del decesso si è diffusa, la sensibilità della rete ha lasciato spazio a un’ondata di risentimento. Sui social network, il passato criminale di Postolache e l’ultimo colpo ai danni degli anziani hanno alimentato un odio viscerale. Molti utenti hanno commentato la notizia parlando apertamente di “karma” o giustizia divina, con frasi che spaziano da “il destino ha fatto il suo dovere” fino a chi ha dichiarato persino di voler festeggiare la scomparsa dell’uomo. Questo clima di esultanza collettiva evidenzia l’esasperazione dei cittadini di fronte al fenomeno dei borseggi, pur sollevando dubbi sull’etica della reazione pubblica davanti a un decesso.
Il lavoro della Questura e i dubbi medici
Attualmente, la Questura di Venezia sta indagando per ricostruire con esattezza gli ultimi istanti di vita del 47enne. Sebbene molti abbiano dato per scontato il nesso diretto tra il furto, la fuga e l’infarto, gli inquirenti mantengono la cautela: stabilire una correlazione certa tra lo stress del reato e il malore sarà complesso, dato che tra i due eventi è trascorso un lasso di tempo compreso tra i sessanta e i novanta minuti. Al momento, la vicenda rimane un mix di cronaca nera e tensione sociale, in attesa di riscontri medici e investigativi definitivi che possano confermare o smentire la dinamica dei fatti.
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