Crolla l’Occhio del Diavolo sul Vesuvio: addio allo spettacolo naturale nella Valle dell’Inferno

Il Parco Nazionale del Vesuvio perde uno dei suoi simboli più suggestivi: l'Occhio del Diavolo è crollato. Scopri i dettagli del crollo nella Valle dell'Inferno e le cause naturali documentate dagli esperti.

Il paesaggio del Vesuvio cambia per sempre, perdendo uno dei suoi segni più distintivi e carichi di fascino. Il celebre Occhio del Diavolo, il foro naturale scavato nella roccia situato nella suggestiva Valle dell’Inferno, è ufficialmente crollato. La scoperta è avvenuta nella mattinata di lunedì 17 agosto, grazie alle testimonianze di Vincenzo Marasco e Giuseppe Miranda, profondi conoscitori del territorio ed esperti del Parco Nazionale del Vesuvio, che hanno documentato con amarezza la scomparsa di questa singolare formazione geologica che per decenni ha osservato escursionisti e visitatori.

La scoperta: il confronto fotografico che conferma la perdita

A rendersi conto per primo della scomparsa del foro è stato Giuseppe Miranda durante un’escursione sul vulcano partenopeo. La conferma definitiva è arrivata tramite i social, dove Vincenzo Marasco ha pubblicato un emblematico confronto fotografico: da un lato uno scatto della primavera scorsa, in cui l’Occhio del Diavolo appariva ancora intatto nella sua austera bellezza, dall’altro l’immagine desolante di oggi, che mostra solo la parete rocciosa nuda. Quell’apertura naturale, che sembrava uno sguardo fisso sulla sentieristica della Valle dell’Inferno, non esiste più, lasciando un vuoto nel cuore degli appassionati della “Montagna dormiente”.

Erosione e tempo: le cause del crollo geologico

Secondo gli esperti, il crollo non è stato un evento improvviso o inaspettato, ma l’esito di un lento e inesorabile degrado delle componenti geologiche più fragili del Vesuvio. L’azione combinata dell’erosione eolica, degli agenti atmosferici e della costante, seppur lieve, attività sismica del vulcano ha logorato nel tempo la struttura dell’Occhio del Diavolo. Si è trattato, dunque, di un processo naturale che ha portato al cedimento definitivo di una delle formazioni più esposte alle intemperie. La perdita di questo simbolo sottolinea la fragilità del contesto naturalistico vesuviano, un ambiente in continua mutazione dove la forza della natura crea e, col tempo, riassorbe le sue stesse meraviglie.