Emergono dettagli inquietanti sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni e mezzo deceduto a seguito di un trapianto di cuore eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli. Le nuove rivelazioni, emerse dall’estrazione delle chat dai cellulari degli indagati, getterebbero un’ombra pesante sulla trasparenza delle procedure seguite e sulla gestione dei verbali clinici.
Il mistero dell’organo “congelato” e le modifiche al verbale
Secondo quanto denunciato dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, esisterebbero tre diverse stesure del verbale operatorio relativo all’intervento del dicembre 2025. Nelle prime due versioni, mai firmate, si legge chiaramente che il cuore da trapiantare, una volta estratto dal sistema di trasporto, appariva congelato. Il testo parlava esplicitamente di un “failure del trasporto” (fallimento del trasporto), senza tuttavia indicare responsabili. Nella versione definitiva, quella regolarmente firmata, il riferimento al guasto generico sparisce per fare spazio a un’accusa precisa: la colpa sarebbe del ghiaccio secco fornito dall’ospedale dove era avvenuto il prelievo.
La discrepanza dei tempi e le accuse di falso
Un altro punto cruciale riguarda la cronologia dell’intervento. L’ultima versione del verbale avrebbe introdotto un dato precedentemente assente: venti minuti di tempo necessari per estrarre l’organo. Secondo il legale, i medici avrebbero modificato il racconto rendendo simultanee operazioni che nelle prime bozze erano descritte come consequenziali. Questo cambiamento servirebbe a “coprire” un buco temporale che non coinciderebbe con le schede anestesiologiche. Per la morte del piccolo sono attualmente indagati sette medici; per due di loro, Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, l’accusa è pesantissima: oltre alla responsabilità medica, viene contestato il reato di falso per quello che la difesa definisce un vero e proprio “scaricabarile di responsabilità”.
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