La memoria storica delle emergenze ambientali torna a bruciare a Pianura, dove la comunità locale rifiuta con fermezza di essere ancora una volta il retrobottega dei rifiuti metropolitani. Davanti ai cancelli del cantiere di via Pablo Picasso, un centinaio di residenti, famiglie e attivisti del Comitato Pianura Libera hanno dato vita a un presidio pacifico per bloccare la nascita della nuova area di trasbordo dell’indifferenziato. L’opera da oltre 428 mila euro, promossa da Asia e dall’amministrazione comunale per efficientare la logistica della raccolta, viene percepita dal quartiere non come un servizio, ma come l’ennesimo affronto a un territorio già duramente provato e ancora in attesa di reali compensazioni e bonifiche. Promotori dell’iniziativa sono stati Alfredo Anzoino, Cristiana Rossano, Claudio Avallone e Luisa Iodice, che da tempo si battono per una Pianura libera dai veleni.
Tensione a pochi metri dall’isola ecologica sotto sequestro
A rendere il clima ancora più esasperato è la vicinanza geografica con un altro punto critico: l’impianto di via Nelson Mandela (zona Montagna Spaccata), attualmente sotto sequestro giudiziario dopo il grave incendio divampato domenica 4 ottobre, sul quale la Procura di Napoli indaga per dolo. In questo scenario già compromesso, l’apertura di un ulteriore snodo per la movimentazione dei rifiuti su via Picasso ha innescato un’immediata reazione di sdegno. Cartelli durissimi contro le istituzioni hanno scandito una mattinata all’insegna della mobilitazione civica trasversale, rigorosamente sganciata da logiche di partito e aperta al confronto diretto tra cittadini, storici del territorio ed esponenti istituzionali intervenuti a titolo personale.
Scuole, sport e allarme salute: le ragioni del “no”
Il nodo centrale della vertenza riguarda la collocazione dell’infrastruttura, situata a ridosso dello snodo della stazione Cumana, in un quadrante ad altissima densità quotidiana che racchiude tre plessi scolastici, campi di calcio e strutture sportive. La paura dominante tra i cittadini riguarda l’impatto sanitario e ambientale, in una porzione di Napoli Ovest dove l’incidenza di patologie oncologiche desta da tempo profonda inquietudine. Come ribadito durante gli interventi dal microfono aperto, la richiesta della popolazione non è un semplice “no” ideologico, ma la rivendicazione di un cambio di rotta: stop a nuovi carichi inquinanti e priorità assoluta alla tutela del benessere collettivo e alla riqualificazione urbana.
Superata la soglia delle 1.000 firme: la battaglia si sposta nelle sedi istituzionali
La mobilitazione di piazza si è tradotta in un atto formale di pressione democratica: tra sottoscrizioni cartacee e adesioni sul web, la petizione popolare lanciata già a settembre ha oltrepassato il traguardo delle 1.000 firme, pronte per essere depositate presso gli uffici competenti. A questo link è possibile apporre la propria firma. Il prossimo confronto decisivo, aperto a chiunque voglia partecipare, si terrà il 28 ottobre al Municipio di Soccavo alle 8:45. In quella data la Municipalità 9 ha convocato una commissione consiliare ad hoc sul tema del trasbordo, alla quale prenderà parte una delegazione di circa venti cittadini. In attesa di risposte concrete da Palazzo San Giacomo, la rete civica annuncia che il presidio informativo e le azioni di contrasto proseguiranno sia sul territorio sia sulle piattaforme digitali.
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