Il mistero del “finto” attentato a Ranucci: i messaggi in codice di Lavitola

L'inchiesta sul bizzarro attentato a Sigfrido Ranucci entra nel vivo. Tra le analisi del computer di Valter Lavitola e l'ipotesi di una candidatura politica, ecco tutti i misteri del caso.

La Procura è a caccia di un movente plausibile per quello che è stato definito uno degli attentati più bizzarri di sempre. Al centro dell’indagine c’è Valter Lavitola, il faccendiere già noto alle cronache, e il suo ambiguo rapporto con il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Mentre gli inquirenti analizzano i dispositivi informatici per ricostruire tempi e modi della vicenda, i legali di Lavitola, Sergio e Arturo Cola, preparano il ricorso al Tribunale del Riesame. Il confine tra realtà, messaggi in codice e strategie politiche appare però sempre più sottile.

Nel computer di Lavitola: a caccia del movente

Il cuore delle indagini si è spostato sull’analisi del computer di Valter Lavitola. I carabinieri del Nucleo Investigativo stanno cercando di capire se le preoccupazioni espresse dall’imprenditore sulla sicurezza di Ranucci fossero reali o se nascondessero un secondo fine. Lavitola sostiene che l’attentato, realizzato con della “gelatina da cava” piazzata da quattro pregiudicati sotto casa del giornalista, fosse necessario per spingere la prefettura a potenziare la scorta di Ranucci, poi effettivamente elevata a otto agenti. Una tesi che, se confermata, potrebbe alleggerire la sua posizione processuale.

Sponsorship politica o piano di salvataggio?

L’ipotesi del pm Edoardo De Santis è invece molto più complessa: l’agguato sarebbe stato costruito per creare una sorta di sponsorship politica attorno a Ranucci. Questo avrebbe permesso a Lavitola di “riciclarsi” istituzionalmente, sognando addirittura i corridoi di Palazzo Chigi. Per il faccendiere, questa ricostruzione è doppiamente dannosa: da un lato aggrava la sua posizione giuridica, dall’altro getta un’ombra sulla reputazione dell’amico giornalista. Proprio per questo, la difesa insiste nel presentare Lavitola come un informatore che voleva solo avvisare Ranucci dei pericoli imminenti.

La strategia della difesa e il ruolo di Ranucci

Un passaggio chiave della vicenda risiede nelle dichiarazioni dell’avvocato Arturo Cola, il quale ha confermato che in un incontro del 7 settembre 2025 a casa del giornalista si parlò proprio della sua incolumità. La difesa spera che Ranucci confermi di essere stato avvertito dei possibili attentati: se il giornalista convalidasse questa versione, il movente dell’accusa perderebbe forza. Tuttavia, colpisce che Lavitola preferisca inviare attestati di stima e “messaggi in codice” piuttosto che produrre prove documentali concrete, come mail o chat, a supporto della sua tesi.

Il rebus della candidatura e il sondaggio esplorativo

Nelle prossime settimane Sigfrido Ranucci sarà riascoltato come persona informata sui fatti. Il punto nodale riguarda un sondaggio esplorativo sul gradimento del conduttore nella società civile: era un progetto serio o solo una fantasia di Lavitola? Sebbene Ranucci abbia sempre negato la volontà di candidarsi, la gip Iole Moricca rileva un progressivo interesse del giornalista, che avrebbe persino suggerito temi per la rilevazione, come l’intelligenza artificiale, l’egemonia digitale e la transizione ecologica. Resta da capire se si trattasse di un semplice esercizio intellettuale o di una reale pianificazione per una futura discesa in campo.