Le indagini sulla tragica morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, uccise dal veleno della ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, sembrano essere giunte a un punto di svolta. Nella giornata di ieri, Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, è rimasto per oltre tre ore negli uffici della Questura di Campobasso. Secondo le ultime indiscrezioni, l’uomo sarebbe stato protagonista di un serrato confronto con una donna, sua amica, alla presenza della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Squadra Mobile, Marco Graziano.
Il confronto e la doppia posizione di Gianni Di Vita
Per Gianni Di Vita si tratta della quinta convocazione da parte degli inquirenti, un segnale chiaro di come l’attività investigativa si stia stringendo attorno a dettagli ancora non chiariti. L’uomo, assistito dall’avvocato Vittorino Facciolla, vive una situazione procedurale complessa: è contemporaneamente prossimo congiunto delle vittime nel fascicolo principale e parte offesa in un secondo filone d’indagine. Quest’ultimo riguarda il misterioso malore che colpì lo stesso Di Vita nei giorni della tragedia, rendendo necessario il suo ricovero d’urgenza allo Spallanzani di Roma per sospetto avvelenamento.
Mentre la Procura di Larino procede contro cinque medici per omicidio colposo, resta aperto il filone più inquietante: quello contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Il confronto con l’amica in Questura potrebbe servire a verificare alibi o dichiarazioni raccolte durante il ponte di Ferragosto, quando la Squadra Mobile ha continuato a sentire testimoni senza sosta.
Gli esami di Berlino e il sequestro dei dispositivi informatici
Sul fronte scientifico, l’attenzione è rivolta ai risultati provenienti dal Robert Koch Institut di Berlino. I primi riscontri preliminari sui campioni di sangue di Gianni Di Vita e dell’altra figlia, Alice, non avrebbero evidenziato la presenza di anticorpi legati alla ricina. Tuttavia, la procuratrice Antonelli invita alla massima cautela: non esiste ancora una relazione scritta formale e il quesito tossicologico è estremamente complesso, quindi non bisogna saltare a conclusioni affrettate e attendere la conclusione delle indagini.
Parallelamente, la Procura ha impresso un’accelerata agli accertamenti informatici. Sono stati infatti sequestrati a Di Vita dieci pen drive e un computer. Questi dispositivi erano utilizzati non solo dall’uomo, ma anche da Antonella e Sara, quest’ultima in particolare durante il periodo della didattica a distanza. Gli investigatori sperano di trovare nei supporti digitali tracce di navigazione, documenti o messaggi che possano ricostruire gli ultimi mesi di vita delle due donne e fare luce sul movente di un delitto che resta, al momento, avvolto nel mistero.
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