Il Napoli porta a casa i primi tre punti in Champions League al termine di un 4-3 pirotecnico, una di quelle partite “col pallottoliere” che sembrano essere diventate la norma in questa competizione. È stata una vittoria meritata, ma figlia di una sofferenza indicibile contro un Bodo Glimt che ha corso fino al 94’, mettendo a nudo i limiti strutturali di un Napoli ancora in fase di rodaggio.
Uomini, non solo numeri
Prima di addentrarci nella tattica, bisogna parlare di disponibilità. La differenza tra la rosa teorica e quella effettivamente schierabile è abissale. Scott McTominay, pur non essendo al top, ne segna due e colpisce un palo clamoroso. Lo stesso vale per Frank Anguissa: averlo a mezzo servizio, capace di far sentire il peso fisico prima di calare, è vitale rispetto a vederlo fermo ai box. Il calcio è fatto di uomini prima che di moduli: più ne avremo da mettere in campo, più “grano” metteremo nella botte. Il rendimento della stagione passerà inevitabilmente dalla salute dei singoli.
La regia di De Bruyne e la stoccata di Politano
Tatticamente, la sfida ha offerto spunti contrastanti. Da una parte, un De Bruyne in versione “regista arretrato” che ha incantato: cinque volte ha messo i compagni davanti alla porta. Sembra quasi che il belga stia dando ragione alla teoria di Allegri: arretrare il raggio d’azione per allungarsi la carriera e dominare il gioco con la visione.
L’avvio è stato un sogno. Spinazzola ha martellato a sinistra, servendo a Politano il pallone per una volée fantastica che ha sbloccato la gara. Politano non si è fermato lì, pennellando poi l’assist per il provvidenziale 3-2 di McTominay. Anche Lang, pur fallendo un’occasione d’oro, ha offerto una prova di sacrificio, mettendosi totalmente al servizio della squadra.
Il paradosso difensivo: il “blocco basso”
Se l’attacco ha brillato, la fase difensiva ha scricchiolato pericolosamente. Il Napoli è apparso spesso “molle”, subendo per lunghi tratti il possesso palla tecnico dei norvegesi. Il problema principale è stato il blocco basso: quando decidi di difendere schiacciato nella tua area, devi essere aggressivo sul portatore di palla e accorciare costantemente. Gli azzurri non lo hanno fatto, concedendo a Hauge lo spazio vitale per l’1-1. Meret ha vissuto una serata di luci e ombre: due rischi enormi con i piedi (uno in concorso di colpa con Rrahmani), ma una parata monumentale sul 2-2 che ha evitato un tracollo psicologico.
Reazione e determinazione
La forza di questo Napoli, però, è stata la capacità di reagire. Dopo il palo di McTominay e il pareggio di Helmersen, la squadra non si è sfaldata. È emersa la determinazione feroce dei singoli, simboleggiata dall’ingresso di Giovane: il brasiliano ha sradicato il pallone dai piedi di Sjovold con una cattiveria agonistica esemplare, provocando l’autogol del momentaneo 4-2.
Conclusioni e prospettive
La rete di Fet al 94’ ha fissato il punteggio sul 4-3, lasciando un retrogusto di precarietà a una vittoria comunque fondamentale. Abbiamo vinto, quindi tutto a posto? Non proprio. C’è tanto da rivedere, specialmente nella gestione del palleggio avversario, ma l’importante era sbloccarsi in Europa.
Ora il calendario non concede tregua: sabato arriva al Maradona una Roma rinvigorita dal 4-0 al Bratislava, e poi ci sarà la trasferta di Oporto, decisiva per il passaggio del turno prima di affrontare la proibitiva sfida contro il Manchester City. La speranza è solo una: recuperare uomini e non perderne altri. È su questo crinale, più che su quello dei moduli, che si deciderà il destino della stagione.
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