L’Italia sta attraversando giorni di altissima tensione. Da un lato, il grido di dolore di migliaia di autotrasportatori, agricoltori e studenti che scendono in piazza contro l’aumento insostenibile dei carburanti e del costo della vita; dall’altro, la cronaca di disordini urbani che rischiano di distogliere l’attenzione dai problemi reali. È fondamentale, però, non fare di tutta l’erba un fascio. Le azioni isolate di gruppi di “maranza” o di eventuali infiltrati non devono in alcun modo annebbiare o annacquare una protesta sacrosanta che riguarda il futuro di ogni cittadino.
La narrazione mediatica e la “violenza” che non fa rumore
Troppo spesso l’informazione si concentra esclusivamente sui pochi incappucciati che, in orari e luoghi diversi dalle manifestazioni, si abbandonano ad atti di sciacallaggio e vandalismo, ignorando i cortei pacifici di migliaia di giovani. Se è vero che spaccare una vetrina o aggredire un poliziotto è violenza — e va condannata senza appello — è altrettanto vero che esiste una violenza sistemica che non rompe i vetri, ma rompe le persone. Uno stage a 500 euro a trent’anni è violenza, così come lo sono i contratti precari, la scelta forzata tra pagare una bolletta o fare la spesa, e la consapevolezza per un ventenne di non poter mai acquistare una casa. Questa è la violenza silenziosa contro cui i giovani manifestano, e che non trova spazio nei decreti d’urgenza o nei titoli dei telegiornali, spesso più solerti nel riprendere le cariche della polizia che non nel denunciare le cause del malcontento sociale.
Il blocco degli autotrasportatori: una lotta per la sopravvivenza collettiva
Parallelamente alle piazze studentesche, la mobilitazione degli autotrasportatori contro il caro carburanti sta portando alla luce la fragilità della nostra economia, con blocchi stradali e criticità che colpiscono duramente soprattutto il Sud e la Campania. Non si tratta di semplici disagi alla circolazione, ma di una battaglia per la sopravvivenza di un intero settore che, chiedendo l’abbassamento dei prezzi alla pompa, agisce come scudo per tutti i consumatori. I fatti di Milano del 17 e 18 ottobre, con minorenni spinti dai social al saccheggio, appartengono a un binario diverso e inquietante che nulla ha a che vedere con chi, ogni giorno, fatica ad arrivare a fine mese. Dobbiamo condannare ogni forma di violenza, ma non permettiamo che il fumo dei lacrimogeni o i video virali di qualche vandalo nascondano la realtà: un paese che non garantisce il diritto al lavoro dignitoso e alla salute è un paese che sta esercitando la forma più grave di sopruso sui propri figli.
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