Dopo nove mesi di attesa e un caso mediatico che ha coinvolto i vertici delle istituzioni, arriva una svolta per la cosiddetta “famiglia del bosco”. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha depositato il provvedimento che dispone un progressivo riavvicinamento dei tre figli minori ai genitori. Il decreto, siglato dalla presidente uscente del Tribunale, corregge parzialmente le decisioni precedenti, aprendo la strada a un percorso di ricongiungimento che inizierà con visite diurne per poi passare ai pernottamenti in famiglia.
Il piano di rientro: tra “spazi neutri” e la nuova casa a Palmoli
Il provvedimento stabilisce una tabella di marcia precisa per i tre fratellini, attualmente ospitati in una casa famiglia di Vasto. Gli incontri protetti non avverranno più solo in luoghi istituzionali, ma verranno alternati tra lo spazio neutro e la nuova abitazione dei genitori a Palmoli. Una nota di rilievo riguarda il permesso concesso ai minori di recarsi presso le pertinenze della loro vecchia casa per poter rivedere i propri animali. Se il percorso di riavvicinamento diurno procederà senza intoppi e dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, a partire da ottobre i bambini potranno iniziare a trascorrere i fine-settimana con mamma e papà, includendo il pernotto.
Le critiche dell’avvocato Pillon: “Un ricatto sulla libertà educativa”
Nonostante il passo avanti, la difesa della famiglia, rappresentata dall’avvocato Simone Pillon, ha espresso forti perplessità, annunciando reclamo alla Corte di Appello. Secondo il legale, il provvedimento è caratterizzato da una “eccessiva gradualità” non giustificata, dato che le criticità abitative e relazionali iniziali sarebbero state ampiamente superate. Pillon punta il dito soprattutto sulla questione scolastica: il Tribunale sembrerebbe vincolare il rientro definitivo dei minori all’accettazione, da parte dei genitori, dell’iscrizione alla scuola pubblica. Per la difesa, si tratterebbe di una violazione dell’articolo 30 della Costituzione sulla libertà di scelta educativa, usata impropriamente come condizione per porre fine a un collocamento extrafamiliare che dovrebbe dipendere solo da eventuali abusi o violenze, qui assenti.
Il contesto: dal casolare isolato alla nuova abitazione
La vicenda ebbe inizio quando la famiglia, che viveva in isolamento in un casolare dal 2021 praticando l’istruzione parentale e rifiutando vaccini e assistenza pediatrica, venne soccorsa per un’intossicazione da funghi. Quell’episodio fece emergere le condizioni di vita dei minori, portando all’allontanamento disposto dal Tribunale. Il caso sollevò polemiche tali da attirare l’attenzione della premier Meloni e scatenare un’ispezione ministeriale, conclusasi poi con un’archiviazione. Oggi la coppia, che ha ricevuto il sostegno di varie cariche istituzionali, vive in una casa messa a disposizione dal Comune, requisito fondamentale che ha permesso ai giudici di avviare il processo di rientro dei bambini.
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